La checklist per il fintech | cosa serve per comunicare la tua startup
Fondamentali

La checklist indispensabile per controllare che la tua startup fintech abbia tutto quello che serve per una comunicazione efficace

Tempo di lettura:

16 minuti

Scopri cosa serve per comunicare alla grande la tua startup fintech

In questo articolo troverai una vera e propria Checklist per la comunicazione della tua startup fintech.

Hai presente quelle liste che i piloti controllano prima di decollare, per assicurarsi che l’aereo sia a posto e possa volare? Ecco, è la stessa cosa, solo dedicata a far volare la tua comunicazione, anziché un aereo.

Non è una strategia, nè un piano di lavoro. Piuttosto è un promemoria, un elenco di cosa ti serve per INIZIARE a comunicare la tua startup fintech e essere davvero pronto a farla diventare famosa in breve tempo e ad attirare un numero pazzesco di nuovi utenti e di investitori.

È la stessa “lista di controllo” che uso io quando acquisisco un nuovo cliente fintech e voglio essere sicuro di aver sistemato insieme a lui tutti gli aspetti preliminari, prima di lanciare la sua campagna di comunicazione.

Non è una lista lunga (solo 5 punti) ed è molto pratica.

Attenzione: Pratica NON vuol dire banale. Non ci sono cose tipo “controlla gli errori di ortografia nel copy” o “verifica la frequenza delle tue keyword su Google”.

Ti stimo e penso che se sei riuscito a fondare una startup, (non è semplice), tu non abbia bisogno di consigli elementari come un principiante, giusto?

Se sei qui, sul mio blog, è per trovare qualcosa di molto più avanzato e specifico, immagino.

E allora…eccolo qui!

La checklist professionale per comunicare la tua startup fintech

Perchè “professionale”?

Perchè in questa lista ho inserito solo i punti più critici, quelli normalmente riservati ai professionisti della comunicazione.

Ho anche aggiunto delle “dritte” extra (le ho chiamate “pro tip”) prese direttamente dai mio esclusivo sistema di comunicazione per il fintech, per permetterti non solo di verificare se nel tuo baglio c’è cosa ti serve per comunicare la tua startup, ma anche per ottimizzare ogni aspetto al meglio delle possibilità.

Non ti preoccupare se qualche punto della lista non è immediatamente chiaro.

Qui di seguito troverei la spiegazione dettagliata di ciascuna voce della checklist e i miei suggerimenti extra.

Impiegherai solo qualche minuto a leggere tutto.

Proprio per questo, se sei il founder o il responsabile marketing di una startup, ti consiglio di fare un piccolo sforzo per arrivare fino in fondo.

Ogni punto può fare la differenza fra comunicare in un modo che funziona e genera contatti e autorevolezza e uno spreco totale di tempo, soldi e pillole per il mal di testa.

Okay…sono sicuro che non ti serve nessun altro incoraggiamento per buttarti a pesce sulla checklist e controllare che il tuo aereo la tua startup fintech sia davvero pronta a decollare. Quindi, cominciamo!

CheckPoint #1

☐ BIOGRAFIE DEI FOUNDER E STORIA DI FONDAZIONE

Hai messo a punto, per scritto, la storia della tua startup e quella dei suoi founder e l’hai inserita dappertutto?

Quando hai una piattaforma o un servizio fintech, tratti i soldi degli utenti.

E i soldi sono la cosa a cui le persone sono più “affezionate”, dopo i figli e la mamma (mariti e mogli in genere vengono dopo). 🙂

Ora rispondi a questa domanda: Tu affideresti tuo figlio o tua figlia a degli sconosciuti? Immagino di no.

Allo stesso modo, le persone non affidano volentieri i loro soldi a qualcuno che non conoscono. E di cui non sanno se possono fidarsi. Soprattutto se si “nasconde” dietro a una piattaforma web, o a un’app.

Per questo il primo obiettivo della tua comunicazione, all’inizio, deve essere quello di spiegare chi e cosa c’è DIETRO la tua startup.

È fondamentale che tu spieghi chi sono i founder, cosa sanno fare e cosa hanno fatto fino ad oggi (studi, carriera, ecc.)

Ma anche cosa li rende degni di fiducia (per quali motivi le persone dovrebbero affidargli i loro soldi, in pratica), perchè hanno deciso di fondare una startup fintech, anzichè continuare serenamente a fare quello che stavano facendo, ecc. ecc.

La fiducia – e quindi i soldi degli utenti e dei finanziatori – si conquistano con le informazioni (non solo nel fintech). Le parole d’ordine sono: chiarezza, completezza e trasparenza.

In sintesi: se non ci metti la faccia e non spieghi come ti è venuta la bizzarra idea di fondare una startup, la gente continuerà a essere diffidente, si farà delle domande, peggio ancora, si darà da sola delle risposte (sbagliate). E soprattutto non ti affiderà i suoi soldi. Non solo gli utenti, ma nemmeno gli investitori.

cosa serve per comunicare la tua startup fintech | 1 racconta chi sei e cosa fai

Ricordi questo signore nella foto? Magari non ti ricordi come si chiama (Ennio Doris), ma molto probabilmente ti ricordi la pubblicità della sua banca (Mediolanum).

Ebbene, lui e la sua banca sono stati i primi, nel 1999, a capire che se lanci un nuovo servizio finanziario online (loro stavano lanciando l’home banking, all’epoca) e vuoi che i clienti arrivino, DEVI METTERCI LA FACCIA.

Se per comunicare ci ha messo la faccia lui, che aveva alle spalle una banca piena di soldi e non aveva certo l’urgenza di trovare investitori, a maggior ragione dovresti farlo tu, che sei tutt’uno con la tua startup fintech e ti serve che clienti e investitori si fidino di te!

La tua storia e la storia del “perchè hai fondato una startup fintech” sono, o almeno dovrebbero essere, la prima cosa che devi comunicare e in seguito dovranno diventare la base di TUTTA la tua comunicazione. Non dovresti mai stancarti di parlarne e di mostrarle, perchè sono un mezzo potentissimo per generare fiducia.

Per questo, una volta che hai messo a punto le biografie a la storia, dovresti mostrarle dappertutto. Sul sito, sui social, nei pitch, nelle presentazioni…insomma proprio dappertutto!


PRO TIP #1: Le biografie delle persone (io, tu, chiunque) non sono mai lineari. Ciascuno di noi, nel corso dei suoi studi e della sua carriera, ha più volte cambiato idea, direzione, passioni, ecc.

Le storie piene di svolte e di inversioni “a U” però sono DIFFICILI DA COMUNICARE e ancora più difficili da RICORDARE.

Ti suggerisco di stabilire prima cosa ti serve comunicare attraverso la tua biografia e quella degli altri founder, per spiegare al pubblico perchè hai creato una startup fintech, e poi eliminare senza rimpianti ogni “deviazione” che non va nella direzione che hai deciso.
Ad esempio: Se hai una piattaforma che si occupa di investimenti, dovresti cercare di dimostrare al pubblico che conosci bene i meccanismi finanziari e le dinamiche degli investimenti. Quindi includi senz’altro nella tua “biografia” la laurea in Economia e l’MBA alla Bocconi e dai notizia dei tuoi primi lavori in importanti banche d’investimento e invece elimina dal racconto la tua passione per il coding e le notizie sul videogame che hai realizzato quando avevi 17 anni. Anche se per te sono state esperienze formative, e ne vai orgoglioso, citandole confonderesti solo le idee a chi legge (è un informatico o un esperto di finanza?). Fai una scelta, altrimenti il pubblico non ti capirà.

L’unica cosa che non serve espungere dal tuo racconto, anche se non aggiunge senso, sono eventuali eventi negativi. Capisco che se in passato sei stato indagato per bancarotta fraudolenta potresti essere tentato di “dimenticare di comunicare” i tuoi trascorsi con la giustizia.
Be’, NON farlo. Dichiara apertamente il tuo incidente di percorso ed naturalmente spiega perchè alla fine tutte le accuse sono cadute e tu sei risultato innocente come un agnello. È molto meglio se ne parli tu, e racconti tutta la storia, piuttosto che poi lo scopra e lo dica un tuo concorrente, omettendo la parte in cui hai potuto dimostrare la tua innocenza.
Ci ritorneremo sopra nel punto 4 (le domande scomode), ma tu intanto segnatelo.


Okay, su questo primo punto mi sono dilungato un po’, perchè è fondamentale. Sugli altri andremo un po’ più spediti (non perchè siano meno importanti, ma perchè sono più intuitivi).

Nella checklist di cosa serve avere pronto per comunicare nel mondo giusto la tua startup fintech, al secondo posto c’è:

CheckPoint #2

☐ L’ANALISI DEI CONCORRENTI DIRETTI E INDIRETTI

Hai un’idea chiara di come comunicano i tuoi competitor?

cosa serve per comunicare startup fintech | Analisi della concorrenza
Articolo “I 10 motivi per cui fallisce una startup”, AA.VV. Wired, 12 aprile 2018

Ti sembrerà assurdo, ma la maggior parte delle aziende fintech con cui parlo per la prima volta, alla domanda: “Chi sono i vostri concorrenti?” risponde: «Non ne abbiamo».

Come riporta l’articolo di Wired qui sopra, la valutazione sbagliata dei competitor è al 4° posto tra le prime 10 cause di fallimento di una startup. Il 19% delle startup fallisce perchè ha valutato male l’impatto della concorrenza.

Ora, di sicuro tu non sei falsamente ottimista come quelli che non pensano di avere competitor, e quindi sono certo che tu sappia bene chi sono e cosa fanno. E magari stai già copiando la loro comunicazione.

Fai bene. L’originalità è molto sopravvalutata, in certi casi. 🙂

Scherzo…ma solo in parte!

Se hai dei concorrenti che sono sul mercato da più tempo di te e che hanno successo, devi fare il possibile per conoscere a fondo il modo in cui comunicano.

Ad esempio: Presidiano tutti i social, o sono assenti in qualche canale? Sui giornali si parla di loro? Che “tono” ha la loro comunicazione? Si presentano da leader o da follower? Il loro sito è chiaro, o potrebbe essere migliorato? Il loro target sembra simile al tuo, o ci sono delle differenze?

Se scopri al più presto cosa dicono e anche come e dove lo dicono, avrai tutto il tempo di decidere cosa fare e cosa ti serve per comunicare meglio di loro la tua startup fintech.

Quando costruisci la tua strategia di comunicazione tieni sempre a mente chi sono i tuoi competitor e come comunicano, in modo da poter occupare le aree di visibiltà che loro non presidiano e pianificare con cura il confronto, nelle aree in cui è inevitabile.

Tutto chiaro? Okay.

Abbiamo superato questo check, ma vorrei ancora parlarti di due difficoltà che emergono molto spesso, quando insieme ai miei nuovi clienti procedo all’analisi della concorrenza (il che generalmente avviene al primo incontro).

Permettimi di accennartele qui, perchè sono importanti.

La prima difficoltà è che a volte i tuoi colleghi imprenditori mi indicano dei concorrenti che NON sono i loro concorrenti reali.

Pensano di avere competitor più “grandi” di quelli che hanno realmente e quindi…vogliono fare a gara con quelli sbagliati!

Provo a spiegarmi con un esempio che non appartiene al Fintech, (così nessuno si sentirà chiamato in causa):

Se hai una piccola azienda informatica e fai CRM per le palestre, il tuo concorrente, sia dal punto di vista della comunicazione, che del business, NON è Salesforce, ma piuttosto la PMI del software che sta a due isolati di distanza da te. È lei che ti ruba i clienti, per ora.

È vero che tutti i manuali di management e i guru del coaching ti spiegano che per raggiungere grandi obiettivi devi pensare in grande. Lo diceva anche Donald Trump, mi pare (Okay, forse non è un grande esempio…).

Ma c’è una cosa di cui di cui devi tenere conto, mentre ti ripeti questo mantra: I clienti di Saleforce NON sono i clienti della tua startup, ADESSO.

Chi compra le soluzioni di Salesforce, non comprerebbe mai quelle di una startup come quella del nostro esempio, perchè cerca cose diverse (assistenza, continuità, ecc.) e quindi se tu fossi quella startup e mirassi la tua comunicazione su target di Saleforce non otterresti alcun risultato. A parte quello di bruciare soldi. 🙂

C’è una bella differenza tra credere che un giorno la tua azienda diventerà più grande di Salesforce e credere di essere come Salesforce ADESSO, che hai gli uffici nel garage di papà e per sbarcare il lunario devi fare un secondo lavoro!

La seconda difficoltà che incontro da quando lavoro con le startup fintech, è che di solito non tengono conto dei concorrenti indiretti.

Concorrente indiretto: è chiunque proponga un servizio o un prodotto diverso dal tuo, ma che soddisfa lo stesso bisogno. Es: Il concorrente indiretto di un’azienda di automobili è un’azienda che produce moto, ma anche chi produce biciclette e addirittura…il trasporto pubblico! Tutte e tre soddisfano il bisogno di mobilità delle persone.

Quando ti preparerai a comunicare la tua startup fintech e dovrai decidere cosa serve fare “contro” i concorrenti, considera anche i concorrenti indiretti, perchè anche loro sono pericolosi (es: per le piattaforme di pagamento fintech, un concorrente indiretto quasi imbattibile è il denaro contante, che usiamo da ca. 5.000 anni e quindi è saldamente radicato nelle nostre vite).

È soprattutto dai concorrenti indiretti che devi differenziarti e spiegare, attraverso il marketing e la comunicazione, ai tuoi potenziali clienti quali vantaggi comporta il tuo prodotto/servizio rispetto ad essi.


PRO TIP #2: Tra i competitor indiretti, uno dei più pericolosi e in genere più trascurati è “non fare nulla“.
Il tuo potenziale cliente in alcuni casi può decidere semplicemente di NON prendere alcuna decisione e di restare nello status quo, senza scegliere né il tuo prodotto/servizio, né quello dei tuoi concorrenti.

Capita spesso quando le procedure per ottenere ciò che si desidera sono troppo complesse, o le curve di apprendimento delle novità sono troppo ripide, ma anche in presenza di nuovi servizi che mirano a rimpiazzare qualcosa che funziona bene (o non troppo male) ed è sul mercato da molto tempo.
Nel fintech l’inazione è un concorrente indiretto minaccioso soprattutto per le società di lending, per il crowdfunding e per l’insurtech.

Per contrastare la tentazione dei tuoi potenziali clienti di permanere nello status quo e non far nulla, devi usare la comunicazione per mettere in evidenza i RISCHI dell’inazione.
Devi cioè dimostrare ai tuoi potenziali utenti che, se non agiscono ora (cioè se ora non scelgono e non usano il tuo servizio fintech), in futuro la loro situazione potrebbe peggiorare. Ad esempio, se ti occupi di lending ai privati, puoi inserire nella tua comunicazione dati sull’aumento dei tassi nelle banche, sul costo del denaro, sui guai che derivano dalle crisi di liquidità, ecc. In altre parole devi evidenziare il problema (e le prospettive di futuro aggravamento del medesimo, se possibile) che il tuo servizio può risolvere, per spingere le persone ad agire.


Tutto chiaro fino a qui?

Bene, vediamo adesso un altro aspetto da controllare, che è collegato anch’esso al tema della concorrenza, ed è importante non solo per la comunicazione, ma anche per il successo commerciale della tua startup.

CheckPoint #3

☐ 3 VANTAGGI DIFFERENZIANTI

Cos’è che ti distingue dai concorrenti? Hai individuato almeno TRE vantaggi differenzianti?

checklist: cosa serve per comunicare una startup fintech

Nel momento in cui comincerai a PARLARE CON I GIORNALISTI della tua startup, loro inizieranno a chiedersi “perchè” dovrebbero scrivere della tua azienda sui loro giornali (o mostrarla in tv, o parlarne in radio, nei podcast, ecc.).

In quel momento sarà fondamentale che tu abbia pronti 2 o 3 (meglio tre) aspetti che rendono unica la tua startup, per convincerli che è “notiziabile”, cioè che vale la pena parlarne.

Se non gli spieghi quali sono gli aspetti che rendono unica la tua idea, loro NON parleranno di te e tu perderai decine di opportunità di farti pubblicità gratuitamente e di acquisire autorevolezza.

NO! “Siamo più precisi” o “Costiamo meno” NON sono elementi differenzianti!

In genere: «Cosa vi distingue dalle altre aziende che offrono un servizio simile?» è la prima domanda che faccio a un nuovo potenziale cliente, subito dopo aver ascoltato la descrizione della sua startup.

Alcune volte la risposta è precisa e anche un po’ scandalizzata (come, non l’hai ancora capito?). E va bene così.

La maggior parte delle volte, però, la risposta è un lunghissimo giro di parole, che in genere comincia con: “Siamo più efficienti” o “Diamo un servizio più puntuale“.

Purtroppo questi non sono vantaggi differenzianti. Anzi, nemmeno vantaggi reali.

TUTTE le aziende dicono: “siamo efficienti, puntuali e onesti”.

In 24 anni di carriera NON ho MAI incontrato un imprenditore che dicesse: “Siamo incapaci, consegniamo in ritardo e freghiamo i clienti“.

NEMO TENETUR SE DETEGERE” dicevano i latini. Nessuno deve essere costretto a danneggiare se stesso, in fondo.

Però questo fa si che “puntualità”, “onestà” e “precisione” siano dati per scontati in TUTTE le aziende. E quindi non siano elementi differenzianti. Non a tal punto da convincere i giornalisti a scrivere di te, almeno.

Che poi la tua azienda sia precisa sul serio e magari altre no, non fa differenza.

Idem per il prezzo. “Costiamo meno” è la cosa peggiore che puoi dire quando vuoi comunicare i vantaggi della tua startup fintech.

Perchè nell’immaginario delle persone (e anche dei giornalisti) “Costiamo meno” = “valiamo meno”.

I vantaggi che invece differenziano veramente dalla concorrenza – e interessano i media – sono

  • Vantaggi di processo (es: “Autorizziamo i prestiti in metà tempo”),
  • Vantaggi di prodotto/risultato (es: “Paghiamo gli interessi in anticipo”)
  • Differenze di qualità del servizio (es: “Un consulente solo per te, 24/7, anche a Natale”)
  • Differenze di settore o clientela (es: “Lavoriamo solo per le società fintech” o “solo per i teenager”)

PRO TIP #3 Di qualunque tipo siano i vantaggi differenzianti della tua azienda, cerca di descriverli in poche parole, o in una frase al massimo.

I giornalisti hanno sempre poco tempo e sono diffidenti per professione (perchè in molti cercano spesso di rifilargli notizie false o poco interessanti). Se per spiegare ciò che differenzia la tua azienda dai tuoi concorrenti impiegherai più di una frase, o peggio, avrai bisogno un lungo giro di parole, loro smetteranno di ascoltarti e penseranno automaticamente che tu stia cercando di “rifilargli una sola” (gergale).

Descrivi sempre gli elementi che differenziano la tua startup dalle altre, con poche parole semplici e precise.


Bene! Sei arrivato oltre la metà della lista di cosa dovresti fare in anticipo, per poter poi comunicare con successo la tua startup fintech. Complimenti!

Ancora un piccolo sforzo e potrai vantarti con i tuoi amici di essere un vero “guru” della comunicazione. 🙂

Dico sul serio, credimi.

Già, perchè l’argomento che stiamo per affrontare è una di quelle “finezze” da professionisti che sono tanto indispensabili, quanto ignorate dai comunicatori improvvisati. E se la conosci, ti collochi subito a un livello più alto!

Sei pronto all’upgrade? Okay, allora varchiamo il

CheckPoint #4

☐ RISPOSTE A DOMANDE SCOMODE!

Esorcizza i tuoi scheletri nell’armadio, prima che escano e si

trasformino nell’Armata delle Tenebre della tua comunicazione.

Mi occupo di comunicazione da quasi 5 lustri e non ho mai incontrato un’azienda che non avesse almeno uno scheletro nell’armadio.

Nulla di serio, in genere, ma qualcosa che si preferisce non far sapere in giro, c’è sempre.

La maggior parte di questi “segreti” sono in verità soltanto punti deboli (un prodotto che deve ancora essere sviluppato fino in fondo, un servizio che non è migliore di quello dei concorrenti, un team sottodimensionato, ecc.).

Altri sono magari aspetti della storia aziendale che creano imbarazzo.

Ad esempio una volta ho lavorato per una multinazionale che preferiva non far sapere di avere avuto tra i fondatori nientemeno che…Al Capone! Anche se nel frattempo erano passati 60 anni.

I segreti delle startup, invece, in genere riguardano i soldi. C’è la startup che è stata finanziata dal papà del founder, quella che ha dei soci di capitale che non vogliono essere citati, o quella in cui il CEO fa anche l’assistenza clienti, l’informatico e le pulizie, ma deve far finta di avere una squadra, se no addio crowdfunding.

Se non vuoi domande scomode, rispondi in ANTICIPO!

In base alla mia esperienza posso dire che prima o poi questi “scheletri nell’armadio” saltano SEMPRE fuori.

Magari perchè qualcuno che ne è al corrente, ne parla senza pensarci. O perchè un giornalista coscienzioso (sono rari, ma ci sono) fa qualche domanda scomoda, o per altri motivi, ma prima o poi i segreti smettono di essere tali.

Il modo migliore per non farsi cogliere di sorpresa (e non “subire” le domande scomode) è preparare una risposta in anticipo. In pratica rispondere alle domande PRIMA che vengano poste.

E per “prima”, intendo prima di iniziare a comunicare. Prima che si alzi il sipario.

È molto più facile pensare una risposta plausibile per una domanda imbarazzante, durante una riunione con il tuo team, che nel bel mezzo di un’intervista televisiva, credimi.

Meglio ancora se la domanda imbarazzante non ti viene mai posta, perchè tu hai già risposto in anticipo a ogni possibile curiosità.

Esempio: Se nella presentazione della tua startup inserisci un paragrafo in cui spieghi dove hai trovato i primi finanziamenti per iniziare, eviterai di dover spiegare, arrossendo, che i primi 5.000 euro te li ha prestati la mamma.

E naturalmente anzichè tirare in ballo la genitrice (che in verità in Italia fa sempre simpatia) potrai dire che «i primi a credere nell’idea sono stati i miei familiari, che mi hanno incoraggiato a proseguire nonostante le difficoltà»*.

* Si, lo so, lo so che tua mamma in verità ha pianto quando le hai comunicato che lasciavi il posto fisso per creare una startup e tuo padre ti ha predetto un futuro di mendicità e stenti e da allora non ti parla più… Era solo un esempio, okay?

Quando ti troverai a decidere cosa comunicare ai giornalisti e ai potenziali utenti della tua startup fintech, ti esorto a fare anche un elenco di tutte le questioni di cui preferiresti non parlare e poi a prepararti in anticipo una spiegazione “logica” per ciascuna e una storia che la giustifichi.

NOTA: Non ti sto consigliando di inventarti delle favole… Di’ la verità e “spiega” i tuoi scheletri nell’armadio in modo chiaro e semplice. Chi leggerà o ascolterà le tue spiegazioni, apprezzerà la sincerità. E tu non rischierai sorprese.

Last but not least…il press kit!

In una checklist di cosa serve per comunicare la tua startup fintech, non può mancare il PRESS KIT.

CheckPoint #5

☐ IL PRESS KIT

Cartella stampa, foto del team, marchio in alta risoluzione, video istituzionali, hai tutto?

Una delle attività fondamentali della strategia di comunicazione della tua impresa sarà (o almeno dovrebbe essere) la gestione delle MEDIA RELATIONS

Per conquistare la tua autorevolezza nel fintech e farti conoscere, dovrai darti da fare per costruire rapporti di “amicizia” con i giornalisti e le redazioni dei media mainstream, in modo da far pubblicare articoli, servizi televisivi e notizie sulla tua impresa (e su di te, ovviamente).

Ora, nel caso tu stia pensando: «Ma i giornali ormai non li legge più nessuno! A che ci servono? Noi comunichiamo solo sui social!» sappi che sei in buona compagnia. Un sacco di imprenditori e di sedicenti “soscial midia menagger“, la pensano come te.

Purtroppo però sbagliano. Lo dico con grande serenità. Zen come un monaco sotto narcotici.

I social sono un potentissimo mezzo per ottenere notorietà, a costi ragionevoli (per ora).

Però NON accrescono la tua autorevolezza e la tua credibilità.

Che invece è esattamente quello di cui hai bisogno all’inizio, quando hai appena lanciato la tua startup fintech e nessuno sa ancora chi sei e se può fidarsi di te e darti i suoi soldi.

Una presenza costante sui media mainstream (quotidiani, televisioni, radio, ma anche podcast, siti web che parlano di fintech, ecc.) generano credibilità e autorevolezza anche se hanno un audience più piccola dei social.

Potrei dimostrarti, dati alla mano, che persino un articolo sull'”Eco della Val Bremba” o un’uscita su qualche sconosciuta rivista di provincia, può instillare più fiducia nei tuoi potenziali utenti di 5 post su Instagram, se lo usi bene, ma mi ci vorrebbe ancora una pagina di chiacchiere e non mi sembra il caso.

Per ora quindi ti chiedo di fidarti della mia esperienza: le media relations SERVONO (naturalmente, se ne eri già convinto prima di questa mia sparata…be’, come non detto. Complimenti!)

In ogni caso, proprio perchè i giornali e i giornalisti sono utili, anzi direi vitali nelle fasi iniziali del tuo business, è meglio che tu sia sempre preparato a incontrarli.

E qui entra in gioco il “press kit”

Il press kit non è nient’altro che uno spazio sul cloud (o una chiavetta, a volte) da cui i giornalisti possono scaricare una serie di documenti che servono loro per “conoscere” l’azienda e avere materiale per arricchire e illustrare i loro articoli.

La base è la cosiddetta “cartella stampa”, un documento a schede (in genere non più di 6-7) che illustra la storia dell’azienda (nel caso di una startup la “storia di fondazione”), spiega i servizi o i prodotti, presenta le biografie ufficiali dei manager e se possibile fornisce un po’ di dati (fatturato, dipendenti, anni d’attività, volumi di prodotto, ecc.)

Oltre alla cartella stampa nei press kit si trovano in genere anche foto dei soci, screenshot della piattaforma o immagini del servizio/prodotto, filmati e copie del marchio in alta definizione.

Tutti materiali che dovresti preparare e selezionare con largo anticipo, meglio se prima dell’inizio dell’attività di media relations, in modo da farti trovare pronto a qualsiasi richiesta delle redazioni (che a volte arrivano inattese e con margini di tempo strettissimi) e poterli inviare sempre insieme ai tuoi comunicati stampa

A proposito di comunicati stampa… se vuoi scoprire come scrivere comunicati stampa irresistibili, che i giornalisti faranno a gara per pubblicare, qui trovi la mia guida in due parti con tutti i “trucchi del mestiere” (qui la 2a parte).

Tutto in ordine? Pronto al decollo!

…Okay, finalmente siamo arrivati al fondo della checklist.

Se hai avuto la pazienza di arrivare fin qui a leggere e io ho fatto bene il mio lavoro, adesso dovresti avere un’idea chiara di cosa ti serve davvero per comunicare con successo la tua startup fintech e farla diventare “famosa” in poco tempo.

Permettimi di concludere con un’ultimo consiglio. Se la tua piattaforma o il tuo servizio non è ancora del tutto pronto e state ultimando lo sviluppo, questo è il momento buono per iniziare a comunicare!

Inizia a “raccontare” cosa fai, anzi farai, sui social, prova a contattare qualche giornalista e mostragli delle demo (ce l’hai una demo? Se no falla, ti serve!) convinci qualche influencer a parlare di te (non è necessaria la Ferragni, per ora ti basta qualcuno che può comunicare la tua startup fintech a qualche centinaio di follower).

In questo modo, quando la tua piattaforma debutterà sul mercato, avrai già una base di utenza. E non dovrai attendere mesi, con i costi che corrono ogni giorno, per sapere se sei sulla strada giusta.

Okay, adesso ho veramente finito!

Non mi resta che augurarti…in bocca al lupo!

(e naturalmente…continua a leggere il mio blog!).

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