WeNews il giornale senza giornalisti è un rischio per la tua startup

È arrivato in Italia WeNews, il giornale senza giornalisti, scritto dalle AI. Perché la tua startup dovrebbe preoccuparsene.

TL;DR: WeNews non inventa nulla: ricicla quello che il web dice già di te. Ecco perché una content farm AI può diventare un rischio per la tua startup. Se ciò che si dice di te online è sbagliato, o incompleto, l’AI lo propagherà. L’unico rimedio? Costruire una narrativa chiara, originale e coerente, sui media giusti.

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3.859 content farm AI trasformano il web in notizie. Se la tua startup è raccontata male, moltiplicheranno l’errore.

Da un po’ di tempo in Italia c’è una nuova testata giornalistica che copre “l’Italia e il mondo, occupandosi quotidianamente di politica, cronaca, economia, salute, esteri, sport e cultura”. Una dichiarazione ambiziosa, verrebbe da dire. Soprattutto considerando che in redazione non c’è neanche un giornalista.

Si chiama WeNews, ha sede a Hong Kong ed è sbarcata nelle scorse settimane in Trentino-Alto Adige (un caso simile è stato segnalato in Umbria). È un giornale “scritto” dalla AI. Non ha un direttore responsabile iscritto all’albo, non ha giornalisti, non ha nemmeno una macchinetta del caffè attorno a cui lamentarsi del direttore che non c’è.

Ha soltanto agenti di intelligenza artificiale (ciascuno con un nome, un volto e un’email, ovviamente tutti generati dalla AI) che rastrellano notizie dal web, le rimescolano e le ripubblicano con il tono sicuro di chi c’era.

Da giornalista, devo ammettere a denti stretti che gli articoli sono anche scritti benino. Un po’ piatti, senza commenti o prese di posizione, ma non brutti.
E sono adatti al web. Corti, dotati di foto (generata dalla AI) e hanno le fonti, altri giornali, veri, da cui il “redattore AI” ha preso la notizia, citate e linkate in fondo.

Però non è un giornale vero, è un aggregatore di notizie fatto bene.

La Federazione nazionale della stampa (FNSI) e il sindacato dei giornalisti del Trentino hanno presentato un esposto all’Agcom, e il sottosegretario all’Editoria Barachini ha fatto altrettanto.

Secondo la legge italiana, infatti, per pubblicare articoli e firmarli, bisognerebbe essere iscritti all’Ordine dei Giornalisti, il che richiederebbe anche, almeno per i professionisti, il superamento di un “esame di Stato”. E le testate periodiche dovrebbero essere iscritte all’Albo della stampa presso il tribunale del luogo in cui hanno sede. Ma la legislazione, il cui nucleo risale al 1941, non contempla del tutto il web, né tantomeno l’AI. E WeNews non ha una periodicità, esce sempre. E non copia, rimaneggia (così i diritti d’autore sono al sicuro). Staremo a vedere, ma sospetto che AZ Medias Limited, la società che pubblica WeNews, abbia fatto bene i compiti a casa e FNSI, sottosegretario e Ordine dei Giornalisti non avranno vita facile.

Ma il problema più grosso, quello di cui volevo parlarti, è che WeNews non è da solo.

Secondo NewsGuard, la piattaforma che monitora la disinformazione online, al 16 luglio 2026 le “content farm AI” nel mondo erano 3.859. Nel 2024 erano 700. Sono siti che sembrano giornali, si presentano come giornali, ma producono contenuti quasi interamente con l’intelligenza artificiale, spesso senza dichiararlo e con una supervisione editoriale che oscilla tra il limitato e l’inesistente. Il 55 per cento è in inglese, ma i domini italiani sono il 10 per cento del totale. Trecentottanta finti giornali, più o meno, che parlano la nostra lingua.

Fonte dati: NewsGuard via ANSA, 18 luglio 2026.

Il problema non è che scrivono. È che copiano. E comprimono.

Le content farm non inventano quasi mai da zero, perché inventare costa fatica anche a un algoritmo. Riciclano. Prendono quello che trovano online, lo sintetizzano, lo riscrivono e lo rimettono in circolo, dove verrà pescato da altri siti identici, e poi di nuovo, in un gioco di specchi che a ogni passaggio perde un pezzo di verità. È così che nascono le perle censite da NewsGuard, come la Coca-Cola che rinuncia alla sponsorizzazione del Super Bowl per la presenza di Bad Bunny (mai successo) o il suicidio del presunto psichiatra di Netanyahu (mai esistito, il presunto psichiatra).

Ora, mettiti per un momento dal lato di chi le notizie le subisce. Un’azienda, una startup, un founder. Tutto quello che il web dice di te, giusto o sbagliato che sia, è la materia prima di questa catena di montaggio.

Se online la tua storia è chiara, coerente e raccontata da fonti autorevoli, quello che ne esce somiglierà a te.

Se invece è confusa, frammentata o affidata a un sito aziendale scritto nel 2019, la catena farà quello che sa fare: comprimere, semplificare, distorcere. E moltiplicare l’errore per 3.859.

Il paradosso è che questo meccanismo non riguarda solo i finti giornali. Funziona allo stesso modo, con standard qualitativi ben diversi per fortuna, anche per gli strumenti che i tuoi clienti e investitori usano ogni giorno. Quando qualcuno chiede a ChatGPT o a Gemini “chi è l’azienda X” o “qual è la migliore piattaforma per Y”, la risposta viene costruita a partire dalle fonti che i modelli considerano affidabili. E in cima a quella classifica ci sono sempre loro, le testate vere, quelle con i giornalisti in carne e ossa. Un articolo sul Sole 24 Ore o su una testata verticale seria pesa, nella dieta di un’intelligenza artificiale, molto più di cento comunicati ripubblicati tali e quali da cento siti fotocopia.

Cosa dice l’intelligenza artificiale della tua azienda, adesso

Lo sai? Nella maggior parte dei casi, quello che dice davvero non è quello che credi dica il web di te.
Fai una prova semplice. Chiedi alle AI, con domande diverse e ripetute, chi sei, cosa fai, chi sono i tuoi concorrenti, ecc. E poi leggi le risposte come le leggerebbe un investitore che ti incontra per la prima volta e non sa nulla di te.
Nel mio lavoro, io faccio sempre questa verifica prima di cominciare a costruire la strategia per un cliente. E gli ho persino dato un nome: AI Clarity Review.
Il risultato di questa “review” sorprende quasi sempre i clienti e raramente in senso positivo.

La seconda cosa da fare, se scopri che l’AI non ti vede come vorresti, è presidiare le fonti che contano.
Non puoi impedire a un algoritmo di Hong Kong di parlare di te, ma puoi fare in modo che, quando lo fa, trovi materiale solido da copiare.
Articoli veri su testate vere, una storia aziendale scritta in modo chiaro, dati verificabili. La catena di montaggio ricicla quello che trova, tanto vale darle in pasto la versione migliore, anzi, quella giusta.

La credibilità è una faccenda da umani

Un’altra cosa che puoi fare, e qui parlo da giornalista prima che da consulente, è continuare a distinguere. I giornali fatti da persone che verificano, chiamano, sbagliano e correggono esistono ancora, e mai come adesso sono l’unica infrastruttura di credibilità rimasta in piedi, per i lettori e per gli algoritmi. Usali per quello che sono, il posto dove la tua storia diventa vera anche per chi non ti conosce.

Se poi vuoi sapere come costruire una reputazione forte per la tua startup oggi, mentre leggi questo articolo, io una mezz’ora per parlarne la trovo volentieri.

Senza impegno, e con tutta la conoscenza di cosa scrivono i giornalisti veri, di cui avrai bisogno.

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